IL BLOG DI ALE

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- Che ne dici di non farci troppe domande e andarcene a letto?
- Va bene. Ma andiamo a letto e basta.
- Come sarebbe a dire e basta?
- Sarebbe a dire nient'altro che dormire.
- E l'Amore?
- Oh, che ti sei messo in testa?
- Niente, solo che pensavo...
- Pensavi un cazzo. Non cerdevi mica che con questa stroria della luce...
- Io ci ho provato.
- Bhe, ti è andata male, me ne sbatto delle luci, io.
- Ma io ti amo.
- Vallo a dire a qualcun' altra
- Ma io ti amo veramente.
- E io no.
- Nemmeno un po'?
- Senti, non rompere e spe
gni la luce.

(Un amore dell'altro mondo, Tommaso Pincio)

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La vita - è il solo modo 
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia, 
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un'occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno una volta 
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba,
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante.

Wislawa Szymborska 
 

 

 

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Problema di rapporto.
lunedì, 26 marzo 2007
E' solo una proporzione sbagliata.
E pensare che una volta ero brava in matematica io...
Boddhale | [ commenti (20)? ]


Lasciami stare…che oggi c’ho anche Saturno contro. E tu? Come stai messo a pianeti?
lunedì, 19 marzo 2007

“Perciò di fronte alla prosaica realtà esistente, questa parvenza prodotta dallo Spirito è il miracolo dell’idealità, una beffa se si vuole, ed un’ironia a spese dell’esistenza naturale esteriore […]”.

Hegel, “Estetica”

 Studiando estetica, per dare l’esame il 3 aprile, ovvero il giorno del mio compleanno. E’ complicato lavorare sui pensieri della gente. Devi entrare in una mente che non conosci e cercare il filo che lega tutte le cose. Ma rischi sempre di legare quel filo ai tuoi e allora si aggroviglia tutto. Ho scelto di distinguere i fili coi colori, forse così mi ci ritrovo.

Ascoltando il rumore della pioggia che batte sui vetri della camera e che è così rilassante che vorrei spegnere tutto per poter chiudere gli occhi.

Ripensando al film visto ieri al cinema, “Saturno Contro”, di Ozpetec. Decisamente bello. Un film che non si limita a passarti sulla pelle e sfiorarti ma entra dentro quasi a scavare. Ale non piange durante i film. Ale ha pianto non la lacrimuccia, Ale ha pianto come quando ti prende allo stomaco. Perché si ricorda. Perché lo descrive davvero bene quel momento. Si ricorda di un ospedale. Di come c’è qualcosa che te lo faccia capire prima che stia per succedere. Di come ad un certo punto lo sai già e non trovi più scuse per non pensarci, perché è reale ed è facile capirlo. Ti ricordi anche delle parole che scelgono per dirtelo, nel film erano “si è addormentato”, per te invece sono state “non c’è più”. E sai che la parola morte non riuscirai a dirla per mesi. E’ un film bello e tanto paradossale quanto reale. Se un personaggio dice una cosa c’è sempre qualcuno che dice il contrario. La gente è diversa e si comporta in modo diverso, c’è chi fa scelte che gli sembrano giuste e poi se ne pente. E’ bello perché nonostante tutto quello che ti fa provare, esci dalla sala sereno. Almeno, per me è stato così.

Boddhale | [ commenti (12)? ]


Where will you run? Where will you hide? Lullabies To paralyze
venerdì, 02 marzo 2007

Ora mi prendo un attimo per me. Riprendo in mano i diari di un pezzo di vita. Quando scrivevo solo per me. Rileggo qualche pagina. Questo l’ho scritto ascoltando “Mosquito song” dei Queen of the Stone Age. Ora non so esattamente che volevo dire. Solo che mi piace rileggerci un po’ quello che voglio io. Forse solo per sentire il suono delle parole, messe in quest’ordine, da me e per me.

   Che s’è fatto oggi? Che si è detto oggi? Non è importante. Quello che è importante è quello che nessuno ha detto e quello che nessuno ha fatto. Come la canzone che sto ascoltando adesso. Come quel suono lontano che forse lo hanno dedicato a lui perché è poesia. Perché è anima e ricordo e paradiso. Se non è così magari gliela dedico io. Come una di quelle feste di paese, musica, luci, suoni e risate e tu, dietro a una collina, al suono del sole e della sera, al suono dell’arancio del cielo, al suono dei tuoi sogni di bambino che fanno la tua vita. E un sogno così vero che ti viene lì a cercare ti si siede vicino in silenzio ridendo e brillando. Quello decidi che sarà il tuo futuro e ti innamori di qualcosa che non esiste. Come il paradiso. Ma sai che se tu ci sei, lui ti parla, perché se non lo vedi non vuol dire niente. Perché nelle cose belle non c’è amarezza. E la notte parla. Tu rimani lì a guardarlo finchè il fuoco non lo brucia. Ma lo fa solo per te. E il suo dolore diventa un dono, rimane carbonizzato e tu ridi perché sapevi che era finto e pure un po’ stupido.

Boddhale | [ commenti (16)? ]

 
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