IL BLOG DI ALE

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- Che ne dici di non farci
troppe domande e andarcene a letto?
- Va bene. Ma andiamo a letto e basta.
- Come sarebbe a dire e basta?
- Sarebbe a dire nient'altro che dormire.
- E l'Amore?
- Oh, che ti sei messo in testa?
- Niente, solo che pensavo...
- Pensavi un cazzo. Non cerdevi mica che con questa stroria della luce...
- Io ci ho provato.
- Bhe, ti è andata male, me ne sbatto delle luci, io.
- Ma io ti amo.
- Vallo a dire a qualcun' altra
- Ma io ti amo veramente.
- E io no.
- Nemmeno un po'?
- Senti, non rompere e spegni
la luce.
(Un amore dell'altro mondo, Tommaso Pincio)
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La vita - è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un'occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba,
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante.
Wislawa Szymborska
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Allora adesso parliamo di mobili vecchi. Sì, avete capito bene, mobilia, antiquariato, ciarpame vario.
Io quando vedo una stanza “vecchia” non riesco a star zitta, devo sempre fare domande, chiedere perché deve per forza rimanere tutto com’è. I mobili vecchi non mi piacciono, però spesso è più facile lasciarli dove sono. Cioè, immaginatevi una stanza piena di roba. Non vi viene quella di andarci a ficcare le mani? Poi guardi la parete e dici “mmm, perché lasciare quel bianco che più bianco non è? perché non metterci un po’ d colore?”
E poi scoprire cose nuove…anzi no, riscoprire cose vecchie dimenticate.
Nella mia stanza c’è un armadio, è alto, bello ma vecchio. E soprattutto pesa. Io da sola non ce la faccio a spostarlo. Allora lo lascio lì. Magari per non vederlo decido di metterci un lenzuolo sopra.
Poi però il lenzuolo così bianco non mi piace, quindi lo coloro. Ma alla fine quello che serviva a nascondere una cosa che non volevo più vedere diventa un’altra cosa da guardare. Una cosa che attrae l’attenzione. E poi un giretto attorno a quell’armadio me lo faccio ogni tanto. Così.
Il brutto è quando non resisto alla tentazione e decido di tirare su il lenzuolo. Giusto un attimo, un nanosecondo, solo per dare una sbirciatina. Ma poi che succede? Ale, lo sai che sei allergica alla polvere. Lo sai che devi stare attenta a quello che tocchi. E…E…Etciù…tiè, il gioco è fatto.
La polvere fa male. L’armadio lo devi spostare. Il lenzuolo lo devi buttare.
Qualcuno si offre volontario? No perchè fra un po’ mi viene pure l’asma.
Sono stufa. Stufa. Stufa.
Stufa di non essere libera di scrivere sul mio blog di quello che voglio perché le persone che mi conoscono lo leggono.
Dovrebbe essere un posto mio ma è diventato un posto reale. Un posto in cui devi stare attento a quello che dici perché puoi far male a qualcuno.
C’è chi addirittura mi manda messaggi per dirmi che quello che ho detto non gli sta bene.
Non posso dire quello che penso. Come nel mondo reale devo comportarmi in un certo modo perché se no rischio di sembrare pazza, paranoica, stupida, scontrosa, cattiva, ingrata.
E invece io qui voglio dire a, b e c senza che nessuno possa dire che ho sbagliato a dire a, b e c.
Sono stanca di cercare le parole migliori per dire quello che penso senza far male, quando poi comunque non funziona, perché è quello che penso a far male. Spesso non mi faccio capire.
Spesso faccio male a me prima di tutto. Perdo qualcuno per strada.
Non lo so. Ogni volta che devo scrivere qualcosa devo farmi la lista di chi potrebbe approdare qua per non dire cose sconvenienti. La verità non va mai bene a nessuno.
Che poi io parlo della mia vita. Cazzo, avrò qualche diritto di parlare della mia vita liberamente?
Non lo so. Magari mi sposterò da qualche parte. Se continua così. Forse.

Vorrei poter essere diversa. Vorrei potermi innamorare. Eh si che gliel’avevo chiesto alla Fontana. E ora quello che riesco a chiedere ad una stella cadente è di non perdere qualcuno di speciale.
La mia paura di perdere è più forte di quella di provarci.
Mai che riesca a dire un no secco senza starci male, senza ripensare a tornare indietro, pur sapendo che è la mia scelta. Continuando a credere sia giusta.
Mi manchi e mi mancherai.
Ti ritrovo in tutto quello che mi piace.
E scusa se sono una ragazzina.
Scusa davvero.
M., ti voglio bene.
(Non ho voglia di scrivere.
Non ho voglia di studiare.
Mi sento praticamente sterile.
A quando mi andrà di tornare, forse.)
Torno da 4 giorni in quel di Lignano, località turistica del nord est (mare verde-marrone ma un bel po’ di gente in giro). Ora veramente le vacanze sono finite. Devo pensare a dare 2 esami da preparare in meno di un mese nonchè ad una tesi prorompente-fastidiosa-molto prossima.
Al mare con amici, molti conosciuti sul momento, a soffrire il freddo. Tra una frittura mista di pesce alla sagra di Marano e una grigliata in spiaggia a ferragosto col sottofondo musicale di Aftrehours e Marlene…qualche zanzara di troppo…e qualche grado in meno del solito…con un tasso di umidità che è riuscito persino a smuovere i miei capelli, così pigri che in 22 anni non si sono mai mossi dalla loro posizione a spaghetto.
Qualche scaramuccia (leggi Ale che ringhia perché qualcuno è troppo appiccicoso o leggi Ale che ringhia perché qualcuno la costringe a ringhiare…e poi sembra che sia lei a tirarsela, che sia lei ad essere acida e cattiva ma in realtà è che non sa come comportarsi). Ale svampita come al solito. Ma anche Ale che barcolla per via di un Americano, Ale che si diverte, Ale che la mattina parla a monosillabi, Ale che si scatena sulle note di una musica anni 80.
Sì, diciamo che me la sono goduta, anche se a tratti preferivo stare da un’altra parte.
Ora si ricomincia.
Ora però vorrei un po’ di silenzio.
Ora sento lo stomaco che mi brucia.


E rieccomi qua. Io, me e me stessa. A fare i conti con i ricordi di ieri.
Ecco cosa vuol dire andata e ritorno. Perché andare non è difficile, però devi saper tornare.
Mi sembra una scena del mio film preferito. In macchina, dietro le luci di una galleria.
Two.
In una città che non conosco. In una città forse un po’ magica.
E zitti. Perché i silenzi quando non pesano sono belli.
A che pensi?
Niente, solo che sto bene. Con te.
Sapendo quello che succederà, perchè è quello che vuoi. E lo vuoi adesso.
E non c’è neanche una canzone di quelle che lui ha scelto che non ti piaccia.
E non c’è niente che non ti ricordi di lui, di quello che ti ha detto prima di conoscerlo.
Perché come fai a lasciar perdere qualcuno che ti prende la mano in una libreria?
Cioè dico, in mezzo a mille storie, ci sei anche tu adesso.
E ti tranquillizza perfino in un commissariato. Perché basta che ti parli, non ci vuole molto.
Ora devo digerire.
Perché mi sembra strano tutto.
Perché non so manco come sto.
Perché io sono qua.
Già mi manchi.
Che ne sarà, adesso?
