IL BLOG DI ALE

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- Che ne dici di non farci
troppe domande e andarcene a letto?
- Va bene. Ma andiamo a letto e basta.
- Come sarebbe a dire e basta?
- Sarebbe a dire nient'altro che dormire.
- E l'Amore?
- Oh, che ti sei messo in testa?
- Niente, solo che pensavo...
- Pensavi un cazzo. Non cerdevi mica che con questa stroria della luce...
- Io ci ho provato.
- Bhe, ti è andata male, me ne sbatto delle luci, io.
- Ma io ti amo.
- Vallo a dire a qualcun' altra
- Ma io ti amo veramente.
- E io no.
- Nemmeno un po'?
- Senti, non rompere e spegni
la luce.
(Un amore dell'altro mondo, Tommaso Pincio)
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La vita - è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un'occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba,
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante.
Wislawa Szymborska
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- La prossima volta ti prendi le tue responsabilità e ‘ste porcherie te le vai a comprare da solo.
- Allora, il problema non è leggere o meno Novella 2000, il problema è leggere solo Novella 2000.
- Mmm.
- Sì. Chi legge Harmony così per svago non è necessariamente un ignorante, no?
- No. Però è chiaro che si può sentire chiamato in causa.
- E mi stanno sul culo quelli che fanno gli schizzinosi quando vedono uno che legge, che cazzo ne so, TV Sorrisi e Canzoni.
- Sì, anche a me. Però a me stanno sul culo quasi tutti.
- Il problema non è Novella 2000. Il problema è solo di quantità. Perché se io ho soltanto una cosa a disposizione non la posso mettere in collegamento con nient’altro. Quindi la mente resta immobile e non puoi allargare i tuoi orizzonti.
- Peccato che ci sia solo io ad ascoltarti, vero?
- E’ solo una questione di collegamenti. Dunque, tu sai cos’è Basic Instinct?
- Una stronzata?
- D’accordo. Ma sai cos’è veramente?
- Cos’è veramente? Dillo tu.
- Ok. Prima scena del film: c’è lei che se ne sta lì a fare il rodeo avvitata sul cazzo di Mr. Nessuno. Giusto?
- Sì.
- Ok. Però cronometro alla mano, lo spettatore individua il killer a soli 45 secondi dai titoli di testa, il che vuol dire che i 125 minuti che seguono sono i più inutili della storia del cinema.
- E fin qui c’arrivavo anche sa solo.
- E bravo. Però il killer lo becchi solo grazie ai collegamenti.
- In che senso?
- Voglio dire, lo spettatore vede l’assassina che sta scopando, ovvio però che non te la fanno vedere in faccia.
- Chiaro.
- Ma qual è l’unica cosa che lo spettatore medio guarda in questi casi?
- Mmm, le tette?
- Bravo. Lo spettatore guarda le tette. E se è in grado di uscire dal testo e fare un collegamento pensa che quelle tette le ha già viste. Perché quelle tette erano su tutti i giornali. Perché quelle sono le famosissime tette di Sharon Stone.
- Eh.
- Ora, testo uno: il film. Testo due: Novella 2000. Il trucco sta nel collegamento tra uno e due. Tette del film. Tette di Novella 2000. Tette del film. Tette intertestuali. Coincidono. Sharon Stone è l’assassina.
- Però! Non ho preso appunti, mannaggia.
- E’ troppo tardi.
- Che tristezza vederti buttare così i tuoi anni migliori.


Odio il mio rimandare le cose.
Perché non è che poi piovono dal cielo.
Perché poi faccio il triplo della fatica a far funzionare tutto come dovrebbe.
Non è una cosa. Sono mille.
E’ il mio modo di affrontare certe cose che non mi piacciono.
Bhe, francamente io odio il mio modo di affrontare certe cose che non mi piacciono.
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
(ovvero quanto mi piace parlare con me stessa)
-Ma tu credi davvero che esista qualcosa?
-Qualcosa cosa?
-Qualcosa che ti piaccia davvero.
-Sì, certo.
-E cosa?
-Bo, non saprei, per esempio mi piace il mare.
-Ma no, non hai capito.
-Perché? Che c’è da capire?
-Intendevo qualcosa che ti piace davvero di me.
-Ah, ora ho capito.
-Quindi?
-Quindi non ti rispondo.
-E perchè?
-Perché questa è una di quelle domande trabocchetto.
-Cioè?
-Cioè quelle domande a cui ogni risposta che posso dare sarà sbagliata.
-Non è vero, non ci sono risposte né giuste né sbagliate.
-Ah no?
-No. Allora che ti piace di me?
-La tua voglia di litigare tirando fuori i discorsi più assurdi.
-Ma io non voglio litigare.
-Ah no?
-La smetti di dire Ah no?
-Dai, ma che vuoi sentirti dire?
-Per una volta vorrei solo che mi assecondassi, o almeno rispondessi alle mie domande senza prendermi per una pazza e magari cercando di capire quello che voglio dire.
-Allora vado un attimo a prendere la laurea in fisica aerospaziale che mi sa che faccio prima.
-Ah ah, proprio simpatico il mio amico qua.
-Lo sai che di te mi piacciono tante cose, ma altrettante cose non mi piacciono.
-E perché mi baci allora?
-Perché quella è una delle cose che mi piacciono.
-Semplice insomma.
-Si, molto.
-Senti, mi strappi via l’etichetta che non la sopporto?
-Che etichetta?
-Questa qua della maglia, mi gratta sulla pelle.
-Ma non hai un forbicino?
-Eh no, strappala coi denti.
-E vabbè chi sono?
-Sei quello che deve strapparmi via l’etichetta.
-Ma poi perchè non puoi aspettare di tornare a casa per toglierla?
-Perché divento nevrotica tra 2 minuti se no.
-Lo sei già.
-Devo lanciare una campagna contro le etichette, ma chi cavolo le pensa così fastidiose?
Che poi ci sono etichette di tutti i tipi, quelle lunghissime, quelle che grattano, quelle morbide, quelle piccole piccole, quelle che stanno sul collo, quelle che stanno sul fianco.
Maledette etichette.
E maledetto tu che non riesci a togliermela.
-Si dai prendiamocela col mondo per un ‘etichetta!
-Le etichette sono fastidiose e inutili.
-Come te.
-Me lo dai un bacio ora?

